La fragile ecologia di Capo Verde


L'arcipelago di Capo Verde riceve solo 90 mm di pioggia all'anno e quindi rientra nelle regioni a clima arido; l'immagine satellitare qui sopra (da Google Maps) non mostra zone verdi, che invece si vedono in tutte le Azzorre e Madeira e in parte nelle Canarie.

Senza acqua è difficile produrre cibo, e infatti le importazioni rappresentano ben l'82% dei consumi alimentari (dati FAO 2023). Le isole sono autosufficienti solo per pesce, zucchero, banane, fagioli, cassava, uova e patate dolci, mentre importano al 100% grano, riso, mais, pollame e alcolici.

Nella falda c'è pochissima acqua e pertanto viene in gran parte desalinizzata dal mare; si stanno usando sempre più le energie rinnovabili, ma parte dell'acqua viene ancora ottenuta con energia fossile.

Tutto il petrolio viene importato. 

Come sopravvivono i capoverdiani con un PIL che è il triplo di quello senegalese e il quadruplo di quello della poverissima Guinea Bissau? Grazie alla diaspora di almeno 700 000 persone che vivono negli USA e in Europa e che contribuiscono al 20% del PIL, mentre il turismo pesa per un altro 16%.

Capo Verde è uno dei pochi esempi di paese sottosviluppato passato nella categoria dei paesi in via di sviluppo, con una democrazia parlamentare reale (cioè con alternanza al potere), ma non potrebbe continuare ad esistere senza importare cibo ed energia e senza le rimesse dei migranti.

Se iniziassimo a pensare alla Terra come ad una grande isola, capiremmo un po' di più quanto è importante la sostenibilità.







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