Rane bollite e inconsapevoli
Si racconta un fatto curioso a proposito delle rane (non so chi l’abbia provato, io certo non farò l’esperimento): se una rana viene buttata in una pentola di acqua bollente ne salta fuori subito e così si salva la vita; se invece viene messa in una pentola di acqua fredda, che poi viene portata gradualmente all’ebollizione, non si accorge di nulla e si lascia lessare viva senza neanche protestare.
Dall’alto della nostra specie “sapiens” potremmo sorridere a questa ingenuità degli anfibi, ma ci comportiamo forse diversamente noi umani? Noi che siamo sempre spaventati e attratti dalle catastrofi e dagli eventi estremi e non prestiamo nessuna attenzione a ciò che cambia lentamente.
Ci preoccupa l’alluvione che porta tre metri d’acqua in poche ore e non Venezia che invece affonda di due virgola tre millimetri all’anno, il che per noi è come dire nulla. Due virgola tre millimetri all’anno sono però ventitré centimetri in un secolo, fatto non proprio trascurabile (soprattutto per chi ha l’uscio di casa vicino all’acqua). Anche i rampicanti crescono lentamente, ma possono ingoiare una casa intera, se gli si dà abbastanza tempo.
Pensando all’ambiente, si nota che frane, incendi, disboscamenti, inquinamento fanno abbastanza rumore (comunque mai abbastanza), mentre il riscaldamento del pianeta spassa spesso inosservato: un grado in più di temperatura in un secolo, cosa volete che sia?
Un aumento di 1°C è poco? E’ appena il caso di ricordare che passando da 0 °C a 1 °C il ghiaccio fonde e diventa acqua. Cosa avverrà allora del ghiaccio dei poli?
In realtà un bel po’ di questo ghiaccio si è già fuso. Negli ultimi 45 anni lo spessore della banchisa artica si è ridotto di quasi 1 m, perdendo il 75% del suo volume (fonte Polar Science Center. University of Washington, i dettagli in un prossimo post). Qualche scettico potrebbe allora dire: e allora? Si è fuso e non ce ne siamo nemmeno accorti! Perché allarmarsi?
Non ce ne siamo accorti perché se il ghiaccio galleggia, quando fonde non innalza il livello del mare (*), tuttavia si riduce il potere riflettente della zona artica (dal bianco del ghiaccio al blu dell'acqua) contribuendo a riscaldarla più rapidamente. Se il ghiaccio si trova invece sulla terraferma la sua fusione fa innalzare il livello dei mari, ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta).
Il ghiaccio di mare inoltre è meno salato dell’acqua, per cui quando fonde fa diminuire la salinità. Può sembrare una questione che interessa soltanto gli oceanografi, ma non è proprio così. Se l’acqua dell’artico è meno salata, in un tempo più o meno lungo potrebbe alterare il percorso delle correnti oceaniche, come la corrente del golfo. E questa non è una catastrofe di portata abbastanza allarmante?
Non dovremmo proprio trascurare i cambiamenti, anche se sono piccoli. A differenza delle rane, teniamo in mano la manopola del gas con cui ci stiamo lessando lentamente. Vogliamo deciderci a fare qualcosa?
(*) E' un fatto che dovrebbe essere noto fin dal biennio delle scuole superiori: Un cm³ di ghiaccio ha una massa di circa 0,92 g e per questo galleggia in modo tale che 0,92 cm³ si trovano sott’acqua e 0,08 sopra. In questo modo sposta 0,92 cm³ di acqua e riceve da quest’acqua spostata una spinta di Archimede pari al suo peso. Quando il cubetto fonde il suo volume si riduce (come si è detto la densità del ghiaccio è 0,92 e quella dell’acqua 1) e l’acqua di fusione occupa 0,92 cm³, cioè esattamente il volume della parte che prima era immersa. Quindi il livello non varia!



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