Pakistan: la bomba energetica

[Terzo post dedicato alla situazione insostenibile della sesta nazione del pianeta per abitanti. Il termine
"bomba" è tutt'altro che esagerato]
Il consumo energetico del Pakistan oggi è tutto sommato modesto se lo confrontiamo con l'opulenza occidentale: 11.9 GJ/anno pro capite, ovvero circa un ottavo di quello italiano. (Energy Institute), ma è aumentato di sei volte rispetto al 1980; inoltre la produzione interna non è mai stata sufficiente e l'estrazione di gas ha raggiunto un picco nel 2011 e poi ha iniziato lentamente a scendere.
I consumi sono però cresciuti e così anche la dipendenza dall'estero che ha raggiunto il 60% dei consumi nel 2018. Tra il 2000 e il 2020 le importazioni di fonti fossili sono cresciute più in fretta (240%) della popolazione (50%). Il contributo delle rinnovabili e del nucleare è marginale, meno del 10%. Negli ultimi venticinque anni il numero di veicoli circolanti è inoltre cresciuto da 1 a quasi 10 milioni, compresi i motoveicoli che sono circa la metà del totale.
In un simile post scritto nel 2012 mi chiedevo: quanto a lungo potrà durare la situazione e quanto a lungo potrà permetterselo il paese?
La risposta è nel grafico in alto: negli ultimi tre anni i consumi di energia sono calati del 22% in seguito all'aumento del prezzo del petrolio, alla crisi economica e ai blackout dovuti alla rete elettrica obsoleta. Nel 2021 e nel 2023 due blackout hanno interessato il 90% della popolazione e le interruzioni del servizio avvengono di frequente per varie ore al giorno.
Il Pakistan ha moltissimo sole, oltre 2000 kWh/m² anno in quasi tutto il paese, valore che in Italia non si raggiunge nemmeno in Sicilia, eppure la sua produzione fotovoltaica è meno del 5% di quella italiana. Il sole, che genera siccità e terribili ondate di calore sarebbe anche parte delle risposta ai problemi pakistani se solo si muovessero nella giusta direzione.
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